Scuola e mondo del lavoro: un ponte da costruire

Un altro interessante momento di confronto e crescita comune, l’incontro proposto a genitori, docenti e alunni del nostro liceo, sabato 16 marzo scorso, con a tema il raccordo tra scuola e mondo del lavoro.
Come ha specificato la nostra preside, introducendo il dialogo, è nel presente che si pongono le basi spendibili nel futuro: davvero stimolante in questo senso l’intervento del trainer della scuola di Palo Alto, Michele Panzetti, che dopo aver dettagliato le competenze richieste oggi dal mondo del lavoro (non tanto conoscenze tecniche, quanto piuttosto freschezza, curiosità, voglia di fare), le ha declinate nel mondo scolastico, definendo lo studio un “cantiere” finalizzato alla costruzione della struttura necessaria per affacciarsi al mondo del lavoro.
Ai nostri ragazzi è chiesta dunque capacità comunicativa (non solo sapere, ma comunicare bene), organizzazione (capacità di distribuire in modo efficiente il tempo tra le materie di studio), collaborazione coi compagni (nella valorizzazione delle specificità di ogni singolo), responsabilità (nella consapevolezza che lo studio di oggi pone le basi per il futuro), prontezza nel rispondere alla prova (frutto di una buona organizzazione), valorizzazione della valutazione (al fine di migliorare le proprie prestazioni) e capacità di riconoscere nel risultato scolastico la misura (e la ricompensa) del proprio impegno.
Uno sguardo al cambiamento epocale (definito “mutazione della mente” in citazione dal saggio The Game di Alessandro Baricco) ci è stato introdotto dal prof. Daniele Primavesi (direttore dei CFP “Canossa”) che ha sottolineato come il concetto di conoscenza sia mutato dall’idea di “approfondimento” all’idea di “connessione”. L’epoca digitale in cui viviamo non ha modificato semplicemente gli strumenti di fruizione delle conoscenze, ma la mente di chi si muove e ricerca all’interno del flusso di informazioni da cui quotidianamente ci troviamo “investiti”.
In questa realtà modificata la scuola corre due rischi, quello di trasformarsi in “fortezza” custode di un passato ormai inadeguato, oppure in “fabbrica delle competenze”, sbilanciata su un sapere di tipo quantitativo.
Viene proposta una immagine differente, che ponga al centro un investimento sulla relazione e che riconosca come competenza fondamentale delle persone l’essere e il pensare. Una scuola che sia “rifugio” nel senso etimologico del termine.
Una sottolineatura acuta e provocatoria di uno studente ha chiuso l’interessantissimo dialogo che è seguito agli interventi dei relatori: alle domande che i giovani pongono alla realtà, c’è sempre qualcuno che risponde. Se questa nuova generazione è accusata di muoversi nella realtà con la pretesa di “cliccare ed ottenere” è perché c’è qualcuno che al “click” offre una risposta (o che addirittura sollecita questa fruizione “immediata” del reale). Siamo stati tutti, docenti e genitori, richiamati alla nostra responsabilità certamente di riconoscere ed accogliere quella che è stata definita una “frattura generazionale”, senza dimenticare, però, che le domande ultime del cuore dell’uomo restano le medesime. Di fronte alla sfida del futuro (e quindi del presente) i nostri ragazzi domandano prepotentemente adulti all’altezza dei loro desideri. Non possiamo non ritrovarci grati per questa nuova occasione di riconoscerlo, e di riconoscerlo insieme, occasione di approfondimento e collaborazione fattiva all’interno della sfida educativa che viviamo, quotidianamente, di fronte ai nostri figli che crescono.

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