RICAMBIANDO L’OSPITALITA’

Ogni anno tutti gli studenti dello Shakespeare fanno almeno una esperienza all’estero: viaggi di istruzione, stages, scambi, vacanze studio… Talvolta questi progetti coinvolgono anche l’intera famiglia, soprattutto per quanto riguarda l’ospitalità. Così un genitore che ha accolto due studenti spagnoli racconta la sua avventura.
Lo scorso marzo, Javier e Pablo, studenti della scuola J.H. Newman di Madrid, che da anni collabora con il Liceo Linguistico W. Shakespeare, sono stati ospiti presso la nostra famiglia, per una settimana. Abbiamo potuto così ricambiare l’ospitalità che i nostri due figli maggiori avevano ricevuto, quando si sono recati, nel mese di ottobre, a Madrid, per quella che, abbiamo imparato anche noi genitori, non è una semplice “gita scolastica”, ma una vera e propria esperienza didattica, culturale, educativa e personale.
C’era grande attesa e fermento in casa, soprattutto tra i figli più piccoli che non avevano mai avuto un reale contatto con persone provenienti da altre nazioni. Riusciremo a comunicare anche noi (e non solo i figli che lo spagnolo già lo conoscono)? Come si troveranno i ragazzi? Piacerà quello che prepariamo da mangiare? Saranno in difficoltà con le nostre abitudini, magari tanto distanti dalle loro, oppure sarà divertente confrontarci, farci raccontare le differenze e magari anche quello in cui invece siamo uguali?
I figli più grandi, che sono ormai “navigati viaggiatori” (c’è anche chi ha trascorso un intero quadrimestre in Germania) erano desiderosi di condividere per la prima volta le loro esperienze “internazionali” con il resto della famiglia. Un pezzo della loro realtà, che non è certo solo scolastica, sarebbe entrato in modo significativo dentro casa e ci avrebbe coinvolto tutti.
La convivenza è stata estremamente semplice e serena. Certo, abbiamo notato immediatamente la più grande differenza tra “noi” e “gli spagnoli”: gli orari. Quando li abbiamo accolti il venerdì sera, per altro di ritorno dopo un paio di giorni a Roma, ci aspettavamo fossero molto stanchi e desiderosi solo di magiare e di andare a dormire. Tutt’altro: allegri, svegli, spigliati e affamati, hanno fatto onore alla tavola (ovviamente abbiamo cercato, nei pochi giorni a disposizione, di far assaporare quanto più possibile, dai pizzoccheri ai cannoli siciliani) e non hanno avuto problemi a trascorrere una serata in allegria. Probabilmente abbiamo servito la cena all’orario della loro merenda, ma non è parso un problema per nessuno!
Ci ha colpito l’educazione, l’affabilità e la disponibilità dei ragazzi: ci hanno aiutato nelle faccende domestiche, si sono interessati dei giochi dei più piccoli, hanno raccontato volentieri delle loro famiglie, delle loro esperienze e dei viaggi precedenti. Ci siamo domandati se anche i nostri figli sono così, quando sono ospiti, lontani, immersi in mondi apparentemente diversi, ma che al fondo portano gli stessi desideri e le stesse domande.
I ragazzi provenienti da Madrid erano moltissimi, più di cento, ospitati tra Milano, Pavia, Lodi e il cremasco. Dopo aver visitato Roma, sono stati a Milano e a Verona: la sera tornavano a casa carichi della bellezza incontrata durante le giornate, degli incontri fatti, delle esperienze condivise.
Comunicare è stato semplicissimo: si usava l’italiano, lo spagnolo, l’inglese, un po’ di tedesco e i più piccoli un po’ di gesti e smorfie… nell’ilarità generale.
Con Javier e Pablo si è creata in un tempo brevissimo una familiarità inaspettata, tanto da sentirci dire, l’ultimo giorno, dopo averli invitati a tornare in qualsiasi momento: “ora anche voi avete una casa a Madrid, anzi… due!” Ne potremmo approfittare, visto che in casa c’è già qualche figlio che vorrebbe volare a Madrid a fine giugno, ipotesi che non avremmo mai preso in considerazione prima di questa esperienza.
Ora possiamo dire davvero che nell’accoglienza le distanze si accorciano, i volti diventano amici e tutta la famiglia spalanca ad un orizzonte più grande.

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