L’unico capolavoro è vivere

19 settembre ore 7, alunni e insegnanti sono puntuali nel parcheggio, oggi però non si va in classe, si parte per la Toscana, alla ricerca di cosa renda la vita un capolavoro.
Cos’è un capolavoro, da dove nasce? Ogni opera d’arte è in qualche modo una forma che plasma la materia.
Ci siamo dunque recati presso le cave di marmo di Carrara – prima tappa del nostro viaggio – per renderci conto di come l’estrazione stessa di questo materiale sia una vera e propria arte, tramandata di generazione in generazione da millenni. Le più moderne e stupefacenti tecnologie oggi utilizzate non hanno eliminato del tutto i fattori di imprevedibilità, saper fare manuale, fatica, osservazione attenta e paziente dedizione, che fanno di quest’attività un vero e proprio “mestiere”. Abbiamo imparato, inoltre, che ogni blocco di marmo strappato alla montagna è già in sé stesso, in varia misura, un’opera d’arte: plasmato in milioni di anni negli abissi della terra, dalla cristallizzazione del carbonato di calcio, grazie alla pressione dell’oceano e delle placche continentali. Ogni porzione di questa “pietra che brilla” (marmoros: pietra che brilla, per gli antichi greci) è un pezzo unico, diverso da ogni altro per il grado di lucentezza e la disposizione delle venature.

Il tempo di una interessante visita guidata, un panino in pineta e si riparte verso Pisa, destinazione: Piazza dei Miracoli. Qui il primo miracolo è senza dubbio l’abbagliante bellezza che si offre ai nostri occhi: gioielli architettonici “scolpiti” in quello stesso marmo appena visto, svettano maestosi verso il cielo terso, ma sembrano cresciuti dal manto erboso che li circonda con la stessa naturalezza e grazia di altrettanti fiori bianchi.

Portati per mano da chi di bellezza se ne intende, (la professoressa di arte!) dentro questa meraviglia si apre per noi un orizzonte carico di significato, di fede e di storia.
Lo straordinario complesso (Battistero, Cattedrale, Torre, ospedale e cimitero) fu voluto dai Pisani dopo la storica vittoria sui Saraceni del 1064. Eccezionalmente lontana dal centro della città, ma ben visibile (allora) dalla costa, doveva testimoniare, a chiunque avesse solcato quello stesso mare, la gratitudine e la fierezza del popolo pisano di appartenere alla Chiesa, ovvero la compagnia e la storia scaturite dall’unico Avvenimento capace di abbracciare e salvare la vita di ogni uomo. E’ proprio quell’Avvenimento che riecheggia nella dedicazione a Maria Assunta – inizio e compimento di una Nuova Creazione – e nella fitta foresta di simboli di cui è fatto questo complesso: dalla disposizione degli edifici, fino ai più invisibili (all’occhio umano) particolari della decorazione scultorea. Ma soprattutto è la vita di ogni uomo che, ritrovato il suo Centro, doveva apparire abbracciata, e salvata: a partire dal battesimo (Battistero) fino alla morte terrena (cimitero), accompagnata dal quotidiano pane eucaristico (Cattedrale), con speciale cura per chi soffre (Ospedale).

Col cuore pieno di bellezza, ristorati e ospitati in una straordinaria villa rinascimentale nei pressi di Lucca, potevamo credere che la nostra giornata fosse finita. E, invece, tra giochi, canti e balli ci siamo resi conto che, se l’unico capolavoro è vivere, dopo una giornata così il più grande spettacolo…siamo noi!

20 settembre, secondo giorno è la volta di Lucca. “La città delle 100 Chiese” e per noi delle mille sorprese. Scesi dal pullman ci accolgono le sue possenti, e soprattutto ancora intatte, mura rinascimentali.
Basta varcarne le porte per rendersi conto che più che fortificazioni esse formano uno “scrigno” che cela e protegge un immenso tesoro. Entro la cinta muraria innumerevoli gioielli del passato medievale e rinascimentale della città appaiono perfettamente conservati e convivono armoniosamente con il brulichio della vita odierna. Abbiamo passeggiato per strade e vicoli dove anche i più piccoli particolari sono carichi di storia e trasmettono il calore di una tradizione intatta. Ci siamo quindi soffermati sulla visita della cattedrale, a sua volta capolavoro dell’architettura e dell’arte romanica e scrigno di numerosi capolavori. Come il monumento funebre a Ilaria del Carretto, di Jacopo della Quercia: una formidabile sintesi capace di condensare il profondo simbolismo medievale, la ricerca dell’ordine e della proporzione rinascimentale e un’eccezionale e del tutto originale realismo. Il tutto per celebrare, nel dolore e nella contraddizione della morte, l’inestinguibile desiderio di vita che noi siamo e la promessa di vita eterna che è l’Amore, dentro e attraverso ogni amore.
E così, prima di tornare, non potevamo evitare di “goderci un po’ la vita” e il gusto di stare insieme facendo tappa al mare, in una spiaggia di Viareggio. Sole, mare, giochi e…tanta gratitudine per tutto quello che, insieme, in questi giorni abbiamo potuto vivere.

Infatti, accompagnati ad andare in profondità di tutta questa bellezza, ci siamo resi maggiormente conto che davvero l’unico capolavoro è vivere: non nel senso che la nuda vita basti a sé stessa, ma perché ogni altro capolavoro nasce solo da una vita.

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