L’unico capolavoro è vivere

Non è affatto scontato trovarci insieme, e trovarci così in tanti, per fermarci un attimo dentro la routine degli impegni quotidiani, e ridarci le ragioni per cui vale la pena iniziare un nuovo anno, indirizzando lo sguardo verso un bene che ci attende. Il nostro desiderio è sostenere ed aiutare i nostri figli nell’avventura della conoscenza – come ci ha ricordato la Preside – dentro al lavoro comune cui siamo chiamati perché questa avventura sia anzitutto, come i figli stessi ci domandano, occasione di una soddisfazione per loro.
Per questo siamo profondamente grati a don Marco, che con le sue parole ci ha di nuovo spalancati ad una apertura che, se pure si ripete ad ogni incontro, pare inimmaginabile. Certo, il suo compito è stato facilitato dall’introduzione: vedere i volti dei nostri figli, nel video che ci ha raccontato – senza bisogno di parole – la gita di socializzazione appena vissuta, ci ha messi subito in una disposizione di attesa, certa di un bene.
“Perché vale la pena ricominciare? Perché vale la pena vivere!”. Con queste parole, di una ragazzina che potrebbe essere nostra figlia, ci introduciamo subito al punto della vicenda: “andare a letto la sera felice” è il desiderio dei nostri figli, ma anche nostro. Non è diversa la nostra esperienza dalla loro, e quello a cui siamo chiamati, nella nostra responsabilità di genitori, è mostrare che la strada esiste, è possibile. Che un bene c’è.
“L’unico capolavoro è vivere” recita la frase guida di questo anno scolastico. Ma, come ci ricorda don Marco, potremmo non accorgerci che la vita è questo capolavoro. Potremmo essere ricattati anche noi, come i nostri figli, dall’attesa di una perfezione, dalla paura di non essere all’altezza, di non riuscire. Che sia su noi stessi, o sui nostri figli, questo sguardo ci blocca, perché ci lascia soli nella paura.
Ma allora qual è la strada?
“Quel che mi piace dell’esperienza è che si tratta di una cosa così onesta. Potete fare un mucchio di svolte sbagliate; ma tenete gli occhi aperti e non vi sarà permesso di spingervi troppo lontano prima che appaia il cartello giusto. Potete aver ingannato voi stessi, ma l’esperienza non sta cercando di ingannarvi. L’universo risponde il vero quando lo interrogate onestamente.” (C.S. Lewis)
Come nell’immagine della bambina che impara ad andare in bicicletta: si fa fatica a pedalare, la bici ci può fare paura, possiamo anche non essere perfettamente attrezzati per l’impresa, ma con gli strumenti che hai, se hai qualcuno vicino cui ti puoi appoggiare e che ti fa vedere che l’esperienza è bella, allora inizi a pedalare.
La paura più grande dei nostri ragazzi è il rifiuto: “Vale la pena vivere? […] È domanda celata dietro la porta chiusa della camera di tanti ragazzi che nel silenzio della loro stanza si chiedono quale possa essere il senso di una vita che al momento sembra essere una battaglia difficile da vincere: a scuola dove le relazioni quotidiane con professori e compagni sembrano essere una fatica insostenibile; nel gruppo di amici che spesso risulta essere luogo di esclusione; nella relazione con l’altro sesso che fa emergere la paura di sentirsi inadeguati, premessa ad un rifiuto difficile da sostenere”. (Mattia Negri– Responsabile del progetto per adolescenti Nello Sguardo di un Altro)
Quando la fatica pare insostenibile, noi non abbiamo il compito di fare al loro posto, ma di accompagnarli. Il nostro obbiettivo non può essere che diventino come noi, ma che si scoprano per il capolavoro che essi stessi sono. C’è qualcosa che i nostri figli, i nostri alunni devono poter cogliere nei nostri occhi, negli occhi dell’educatore che li guarda: devono scorgere quel capolavoro che essi sono, che vanno bene così come sono, anche dentro ad una fatica.
Allora davvero “la vita è bella”: Beautiful that way!

L’unico Capolavoro è Vivere