Educazione alla diversità

Disabilità: spesso questa parola crea disagio tra i ragazzi (e non solo) perché racchiude un mondo che non si vuole guardare o che si avvicina con fastidio. Per imparare a conoscerlo, la nostra scuola ha proposto un progetto in collaborazione con l’Anffas che prevedeva due momenti: uno di approfondimento del concetto di diritto, l’altro di incontro con operatori e ospiti della comunità di Santa Maria.
Questo il racconto di una studentessa.
Alcuni volontari dell’Anffas, dopo essere stati ospitati da noi, per una breve lezione sui diritti delle persone con disabilità, ci hanno invitati a casa loro per approfondire la realtà che vivono bambini, ragazzi e adulti con la sindrome di Down e altre patologie invalidanti.
Così martedì 19 marzo, dopo la scuola, accompagnati dalle professoresse Ghilardi e Valdameri, noi alunni della classe seconda ci siamo recati al Centro Socio-Educativo di Crema dove siamo stati accolti da due responsabili che ci hanno introdotti al lavoro a cui si dedicano appassionatamente, spiegandoci le attività che svolgono con i loro ragazzi e le loro occupazioni quotidiane all’interno della struttura.
Il momento più interessante e bello dell’incontro è stato sentire raccontare da tre ragazzi disabili come vivono le loro vite: come Gigi, di circa quarant’anni, che da giovane, a seguito di un incidente stradale, ha subito un grave danno fisico, che lo costringe a comunicare con gli altri tramite l’utilizzo di una tabella con l’alfabeto. Non possiamo nemmeno immaginare quanto debba essere difficile abitare un corpo che non risponde più ai comandi che vorremmo dargli e, soprattutto, è impressionante pensare che la nostra vita possa stravolgersi così velocemente da metterci da un giorno all’altro su una sedia a rotelle.
Dopo un periodo di recupero, però, Gigi ha incontrato l’Anffas e con l’Anffas anche delle persone che lo sostengono, che gli parlano normalmente, che hanno la pazienza di ascoltarlo, nonostante la lentezza con cui comunica, e che cercano di fargli vivere una vita sempre più indipendente.
In un secondo momento abbiamo visitato i diversi ambienti della struttura, tutti vivacemente colorati perché, come ci è stato detto, le persone che passano di lì vivono situazioni già abbastanza difficili senza dover anche essere circondati da tristi muri grigi, che renderebbero il tutto molto più cupo.
Abbiamo quindi visto le stanze dove alloggiano i ragazzi che si fermano qualche giorno a settimana, la sala comune e la piscina, che viene utilizzata sia per corsi di nuoto che per corsi di riabilitazione.
Alla fine, prima di salutarci, le due responsabili ci hanno chiesto di riassumere con una parola l’idea che ci eravamo fatti di “disabile”. La mia parola è stata: “sorpresa”. Infatti non ero mai stata a stretto contatto con delle persone disabili e le identificavo un po’ con uno stereotipo abbastanza banale e comune: non mi ero mai resa conto di quante sfide queste persone debbano affrontare quotidianamente, come per esempio fare il bucato da sole o addirittura andare a vivere in autonomia… Sì, perché nonostante abbiano dei problemi, gli uomini e le donne disabili aspirano, come tutti, ad avere una propria indipendenza e a vivere una vita il più normale possibile. È stata anche una sorpresa scoprire che, dentro corpi che all’apparenza ci sembrano strani, ci siano menti brillanti e che un adolescente, come Gennaro, non si accontenti di stare su una sedia a rotelle ma voglia studiare e prendere degli attestati.

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